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Arteni, una storia di famiglia

In Friuli, se si pensa al settore dell’abbigliamento non può che venire subito in mente Arteni. Come nasce la vostra passione per l’abbigliamento? Raccontateci le vostre prime esperienze in questo settore

Gianni

«Nel periodo storico in cui vivevamo, anche i ragazzi erano chiamati a portare un piccolo contributo economico alla famiglia. Durante le scuole professionali, mia mamma mi presentò a un piccolo negozio a Tricesimo che vendeva tessuti e mobili per la casa. In quegli anni, dove tutti vestivano su misura, ho avuto il privilegio di toccare con mano la prima collezione di capispalla confezionati: “Centoventi taglie. Vestiamo tutti, proprio tutti!”, ricordo ancora la pubblicità… 

Da ragazzo, dopo un’esperienza in un grande negozio a Udine, fui contattato da un’azienda che voleva aprire una bottega di tessuti nel cividalese. Dopo qualche anno di lavoro a Cividale e rientrato dal servizio militare, io e mia sorella Nella, maestra di cucito e di taglio, capimmo che era il momento di mettersi in proprio e avviammo una piccola bottega a Feletto Umberto. 

Il successo fu tale che ci portò presto a trasferirci in un edificio dieci volte più grande, con clienti da tutte le parti del Friuli, da Trieste e successivamente anche dall’Austria. 

È soprattutto grazie alle doti di sarta di mia sorella e alla sua naturale simpatia che riuscimmo a costruirci questa ampia clientela. Nella era simpatica, carina e sorridente, e aveva una capacità innata di stare con la gente. Io, da parte mia, sposai questo lavoro fin da giovane e vidi nell’avvento del capo confezionato, un grosso potenziale successo».

Tommaso

«Mi sono appassionato al settore dell’abbigliamento già nella mia infanzia, quando dopo la scuola, venivo in negozio a fare i compiti e già respiravo l’atmosfera che circonda questo lavoro. Il mio è stato un approdo naturale: avvertivo la passione della mia famiglia anche a tavola e durante il tempo libero; sentivo la grande importanza che il negozio ha sempre rappresentato per noi.

Ho passato in negozio i weekend e le estati della mia adolescenza, partendo dalla prezzatura della merce in magazzino e dando una mano ai commessi, in modo che potessero dedicare tutto il loro tempo ad assistere i clienti. Grazie a queste esperienze ho imparato a intuire le tendenze, i colori e le forme che sarebbero andate di moda nella successiva stagione e ho ereditato lo stile Arteni nell’approccio al cliente. Dopo la scuola ho iniziato a fare le prime esperienze di vendita e devo dire che mi sentivo molto gratificato nel vedere le persone tornare da me soddisfatte dei loro acquisti. 

A vent’anni, però, sentivo la necessità di vedere il mondo al di fuori di Arteni e ho quindi deciso di fare un periodo di studi in Australia. Stando lontano dalla mia famiglia ho capito quanto fosse importante per me e quanto grande sarebbe stato l’orgoglio di portare avanti ciò che mio nonno aveva creato»

La fortuna di Arteni è stata spesso quella di anticipare i tempi. Cosa notate per accorgervi del futuro, che cosa vi ha ispirato? E quali altri fattori hanno reso Arteni una tra le principali realtà friulane del settore?

Gianni

«Stando a contatto con la gente ogni giorno, riuscivo a capirne le inclinazioni, le mancanze e, in generale, ciò di cui le persone sentivano il bisogno. Ma soprattutto, avevo una posizione privilegiata che mi consentiva di stare a stretto contatto con gli studi di moda e di cogliere i segnali del cambiamento. Se una volta i sarti vestivano tutti su misura, l’avvento del capo confezionato fu un avvenimento epocale, che in pochi anni cambiò radicalmente nostro settore. Siamo stati lungimiranti nell’accogliere e assecondare questa svolta, offrendo al cliente una possibilità di scelta sempre più ampia.

Un’altra ragione che credo abbia fortemente contribuito alla crescita dell’azienda è stata la nostra particolare attenzione al rapporto con il cliente, alla cortesia, al servizio di qualità. Una persona torna in un negozio non solo se gli piace ciò che vende, ma soprattutto se sa di trovare delle persone amiche, che la accolgono come a casa e che la fanno sentire a proprio agio. Quello che ci ha sempre incoraggiato è stato il sorriso sulle facce dei nostri clienti; questo ci ha convinto a indirizzare tutti gli sforzi in questa direzione».

Tommaso

«Personalmente in ogni posto in cui vado cerco di notare ogni cosa accanto a me che possa darmi qualche indizio per capire le prossime tendenze: cosa indossano le persone, come portano i capi, gli abbinamenti, i colori… Questa è una ricerca che mi viene naturale e che è molto utile al mio lavoro.

Credo che la dote principale che ha reso grande Arteni sia stato l’intuito, la capacità di prevedere la direzione che avrebbe preso negli anni questo settore. Mi viene in mente quando, negli anni della crisi, mio nonno decise di sacrificare un punto vendita a Udine che pure aveva il privilegio di vendere marchi molto famosi e costosi, per aprirne uno dedicato ai giovani, con abbigliamento e brand di qualità, ma a prezzi accessibili. Questo capacità di capire dove stia andando il mondo è fondamentale per avere successo nel nostro settore».

Ora il Gruppo è diretto dalla seconda generazione Arteni. Cosa significa per voi lavorare in famiglia? 

Gianni

«Le mie figlie e i miei nipoti sono nati in una famiglia dove il lavoro è la nostra vita. Mia moglie portava le bambine in negozio a piegare i vestiti e naturalmente sono cresciute in questo ambiente, che hanno imparato a conoscere e ad affrontare. Ho pensato spesso che magari avrebbero avuto altre aspirazioni, ma fortunatamente vedo anche loro totalmente innamorate di questo lavoro, tanto da dedicarvi la loro vita».

Tommaso

«Come in tutte le famiglie a volte ci possono essere dei piccoli battibecchi, ma nel tempo abbiamo saputo trovare un buon equilibrio. 

Il DNA dell’azienda Arteni è quello della nostra famiglia, e ci rappresenta a tutto tondo. Abbiamo tutti un’enorme passione per quello che facciamo e, proprio come famiglia, ci teniamo a fare in modo che tutte le persone che ci vengono a visitare, dal bimbo, al ragazzo, fino al nonno, possano trovare quello che cercano».

Il mercato dell’abbigliamento, soprattutto in questi ultimi periodi, è in costante evoluzione. Quali cambiamenti vedete nel prossimo futuro di Arteni?

Gianni

«Di questi tempi capire quello che ci aspetta è molto più difficile, i cambiamenti sono così repentini che è difficile farsi un’idea precisa dei tempi che ci attendono. Anche se il nostro mestiere impone una visione in prospettiva di almeno un anno, la situazione di tutti oggi dipende da fattori esterni che speriamo ci permettano di riprendere con il nostro lavoro e con la nostra vita».

Tommaso

«Credo che la direzione che dovrà prendere la nostra azienda sia quella di aprire le porte ad altri settori che abbiano sempre a che fare con l’estetica, con il bello, e con il benessere della persona. Oggi che è possibile fare acquisti direttamente dal divano, per attrarre i clienti in negozio immagino Arteni come un polo di alta qualità dedicato alla cura della persona in tutti i suoi aspetti: penso ad esempio ad un parrucchiere che sappia abbinare l’outfit a un taglio di capelli, la palestra, il ristorante, ma anche a coinvolgere all’interno altre realtà commerciali diverse, capaci di aumentare lo store traffic e di far crescere notorietà e reputazione del brand Arteni».

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